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Ma sapete in Italia quante sono le case disabitate, sfitte o abbandonate? Oltre 2 milioni; ecco dove, a pansarci bene, dovrebbe intervenire il “Piano casa” del Governo.
Il problema è il termine per intervenire nel recupero edilizio: un anno; forse sarebbe bene aumentare tale limite, visto l’intervento e la spesa da sostenere dal proprietario dell’immobile.
Specie nelle periferie, nelle campagne, nelle zone cioè meno densamente popolate ma non per questo di minor pregio, sopratutto paesaggistico, troviamo sovente stallette, casupole, casere, rustici, casali, antiche magioni; tutte o quasi non regolarmente censite nel catasto fabbricati quindi abusive, se non proprio assenti da ogni regolamentazione.
Difficilissimo censirle e trovare spesso i proprietari, capita anche siano del demanio, civile o militare, non fa differenza.
Achille Colombo Clerici, Predidente di Assoedilizia, precisa che non bisogna in questi casi pretendere l’occupazione di tali immobili, essendo essi lontani anni luce da qualsiasi standard richiesto per l’abitabilità, quindi appunto non locabili.
Si vuole comunque segnalare a chi di dovere il fenomeno, per lo meno in funzione di un recupero almeno parziale di tali immobili, a favore di una troppo aggressiva cementificazione dei centri urbani, ove i piani regolatori non prevedono nuove lottizzazioni.
Intervenire quindi anche nell’abbandonato, a favore di una riqualificazione dello stesso, prevedendo però, viste le difficoltà oggettive, dei tempi di intervento più dilatati.
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